A Bose cadono le maschere

07.11.2021

La falsa pacificazione e la cacciata dei dissidenti, così Manicardi e Cencini firmano il testamento per Bose. Un priorato che ha portato all'implosione. 

"Desideriamo comunicare ad amici, ospiti e quanti ci seguono da lontano che il cammino di pacificazione all'interno della Comunità monastica di Bose, intrapreso con il reinizio della vita monastica a Cellole la scorsa primavera, ha condotto il 25 ottobre 2021 alla approvazione, con votazione unanime da parte del Consiglio della Comunità monastica di Bose, della autonomia della Fraternità di Cellole."

Inizia così il comunicato emesso dalla Comunità monastica di Bose il 26 ottobre 2021 ed è così che si concorda la scissione fra chi voleva la vera pacificazione e chi invece non vuole dissidenti. Lo avevamo già annunciato in questo articolo e ci eravamo sentiti dire da baffutelli improvvisati giornalisti ancora bisognosi di latte che non si trattava di esilio. Eppure, oggi, la conferma giunge proprio dalla comunità che, ancora una volta, smentisce se stessa.

Perchè parlare di pacificazione se i quattro colpiti dal decreto sono già "volati"? Ha forse ragione chi dice che l'esilio a Cellole era il modo per "sollevare" coloro che erano critici sul nuovo governo? A nessuno sorge il dubbio che poi il problema non erano nè Bianchi nè i tre confratelli? 


Il priorato di Manicardi: un vero fallimento

Dal 2016, anno in cui Enzo Bianchi ha scelto di fare un passo indietro e dare alla comunità la possibilità di eleggere un nuovo priore, è stato scelto l'uomo più vicino a Bianchi, ovvero Luciano Manicardi. Si pensava, infatti, che potesse portare avanti lo spirito di Bose. Bianchi appoggiò pienamente questa elezione ed allo stesso tempo, per far si che il nuovo priore si sentisse libero di governare, lasciò la comunità monastica per circa 300 giorni e si recò a Bordighera per continuare la sua opera di scrittura e studio. Enzo Bianchi rimase in Liguria fino all'emergenza Covid-19 e gli venne offerto l'aiuto da parte di un confratello scelto, che veniva inviato a turno: Giovanni, Goffredo e Fabio.

Dal momento in cui Manicardi ha preso il posto di Bianchi, dalla comunità monastica di Bose sono andati via 31 tra fratelli e sorelle. Da quando il Pontefice ha disposto la visita canonica, i fratelli e le sorelle che hanno abbandonato la Comunità Monastica sono stati 21.

Ci si chiede: ma se Bianchi era troppo autoritario, così come Manicardi continua a dire in comunità in tutti i capitoli e consigli e ai superiori, perché durante il suo priorato la comunità era rigogliosa e aveva diversi ingressi? Come mai quando Bianchi guidava la comunità le attività di Bose erano numerose e partecipate?

Quando si guarda alle Vocazioni, si guarda ovviamente anche al carisma e all'attenzione che la stessa comunità dà a questo importante elemento della vita monastica, ovvero la sopravvivenza della stessa, il proprio futuro e la trasmissione dello spirito. È la manifestazione evidente dell'attenzione del Signore su quella particolare realtà.

Purtroppo però, i numeri sono destinati ancora a diminuire, in questi mesi altri fratelli hanno chiesto un periodo di distacco dalla comunità e presto se ne andranno anche dalle altre fraternità.

Il governo di Manicardi è stato autoritario e dispotico, gli ultimi risvolti confermano anche che sia stato punitivo. Dell'ira che Manicardi ha covato in questo tempo contro Enzo Bianchi ne è stata testimone anche una biblista e scrittrice italiana che si è recata a Bose, per conto del Santo Padre, e ha relazionato personalmente al pontefice. 


Con Manicardi: scene da Nome della Rosa

Quando il fondatore ha lasciato Bose per andare a Torino, come ordinato dal decreto pontificio, Manicardi ha ordinato ad alcuni fratelli, i quali avevano solo auspicato la riconciliazione con gli allontanati, di mangiare in una stanzetta attigua al refettorio da soli come penitenza, escludendoli dalla comunità. Un monito ben chiaro anche per gli altri.

Ha escluso alcuni fratelli e alcune sorelle dal consiglio e dal capitolo mattutino (ai quali, peraltro, sono invitati anche i monaci di passaggio), sempre perché ritenuti "spie" o dissidenti. Alcuni sono stati accusati di passare informazioni alla stampa e sono stati vittime di accuse e ingerenze nella loro sfera privata. Tutte persone che hanno servito la comunità per anni, con dedizione e sono anche in condizioni di salute particolari. 

Scene di cui neppure Umberto Eco ha osato immaginare, trattamenti mai utilizzati in alcun monastero cattolico, vere e proprie violenze psicologiche. Il Medioevo! 


Qui non est mecum, contra me est.

Proprio seguendo l'invito evangelico, Manicardi ha scelto la linea dura: o con me o contro di me. In questi giorni infatti, in comunità è stato dato un ultimatum:

Chi non accetta il decreto vada a Cellole con gli altri o fuori dalla comunità , chi resta deve sottomettersi alle nuove disposizioni.

Nessun supporto è stato garantito e sarà garantito ai membri che lasceranno e che per anni hanno servito la comunità. Completamente in violazione alle norme canoniche, le quali, rammentiamo agli azzeccagarbugli che non sanno neppure cosa sia la tradizione canonistica, dispongono che la comunità si faccia carico dei suoi membri.


Il comunicato di Cellole

La comunità di Cellole è divenuto il teatrino del priore, il quale ora si gloria di aver raggiunto questo grande risultato. Come avevamo detto, i quattro monaci che si trovano là, in realtà sono stati allontanati ed esiliati nella diocesi di Volterra. Diocesi che ha più volte manifestato il proprio sbalordimento in riferimento a quanto avvenuto, tanto è vero che qualche settimana fa una nostra fonte ci riferiva il malumore curiale (L'articolo qui). 

Per questo motivo, nel comunicato di Bose, il priore ci tiene a specificare che ha incontrato il Vescovo Silvani. Peccato non abbia pensato di farlo in tutti questi mesi, nei quali sia lui che Cencini hanno fatto i loro comodi all'interno di un immobile che è di proprietà della diocesi di Volterra.

I monaci che si sono recati a Cellole lo hanno fatto perchè esasperati dalle ostilità del priore, dalle continue accuse e dal clima che a Bose ha contribuito a creare Manicardi.

Da quando è stata promessa l'autonomia a questa comunità, si voleva procedere con un contratto simile a quello proposto a Bianchi, ovvero un comodato. Al termine delle trattative si è arrivati ad offrire ai monaci un usufrutto di trent'anni ma senza nessun'altra garanzia, neppure a loro è stato dato nessun riconoscimento economico per quanto fatto.

La pacificazione di cui parlano nel comunicato è la classica menzogna in tono ecclesiastico che tenta di coprire il marcio. Innanzitutto domandiamoci perchè si parla di pacificazione, quando fino a qualche mese fa si diceva che questo blog e la stampa dicevano sciocchezze e con la dipartita degli allontanati tutto era roseo. In secondo luogo si badi bene al nome che hanno preso a Cellole, dapprima si parlava di comunità a sè stante, poi si voleva inserire secondo lo spirito di Bose per poi giungere alla versione ormai ufficiale: "Comunità monastica a Cellole secondo la Regola di Bose". Una battaglia furibonda quella per non fargli avere la denominazione di fraternità di Bose. 


Come preannunciato, un suicidio

Come avevamo annunciato mesi fa in un articolo, Bose è morta. Si è suicidata con lotte e dissidi, tanto ego e voglia di prevalere. Il grande assente è il Vangelo, dimenticata è la Carità.

Hanno abbandonato la comunità anche don Davide Carcano, il quale è tornato nell' Archidiocesi ambrosiana e il maestro dei novizi durante il priorato di Bianchi, fratel Vincenzo.

La volontà di rendere autonoma la comunità di Cellole e di far esiliare lì tutti i dissidenti è data dal fatto che si è giunti alla fine della stesura del nuovo statuto e si vuole cambiare la struttura del governo della comunità da sinodale, quale era, a monocratica del priore come è tipico delle comunità religiose. Il priorato verrà prolungato di un anno (da 5 a 6) e si vuole eliminare la verifica sull'operato del priore prevista al secondo anno. Evidentemente Manicardi non ha ben accettato i numerosi voti contrari che lo colpirono alla verifica effettuata su di lui.

Chissà cosa direbbe il buon padre Sebastiano Paciolla e cosa pensa padre PierLuigi Nava, attuale sotto-segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, i quali hanno rivisto e dato il loro placet allo statuto scritto da Bianchi e Dotti. Quello statuto fu approvato, articolo per articolo, dai monaci e dalle monache professi e tutti, salvo uno, diedero il loro assenso. Quel voto astenuto era proprio Manicardi, il quale riteneva queste cose "superflue".

Difatti ci si rende conto solo oggi come gli studentelli sappiano come funziona la vita reale e il "priorello" non sa neppure governare. Speriamo lo Spirito Santo soffi, ma che soffi forte.

Purtroppo Manicardi non ha saputo essere il collante, non ha operato un ministero di unità ma piuttosto la divisione, in una comunità che ora si ritrova in uno stato vegetativo.