Caiazza: sulla giustizia dibattito per simboli

08.09.2021

Criticità e auspici riguardo a quanto si sta discutendo in Italia in merito alla giustizia, sono le parole dell'avvocato GianDomenico Caiazza, il quale si prepara ad accogliere il ministro della giustizia francese al Congresso dei Penalisti Italiani. 

Siamo profondamente grati al presidente dell'Unione delle Camere Penali, Avv. GianDomenico Caiazza, per averci concesso un pò del suo tempo per affrontare alcune considerazioni in merito alla giustizia. Proprio in questi mesi, come abbiamo approfondito in questo articolo, si stanno raccogliendo le firme per il referendum "Giustizia Giusta", un importante momento in cui i cittadini sono chiamati a manifestare la loro volontà in merito ad una tematica delicata quale quella della giustizia. 



Avvocato Caiazza, i radicali, poi anche la Lega, hanno promosso il "Referendum giustizia giusta", ritiene urgente questo referendum?

Allo stesso tempo la ministra Cartabia ha proposto una riforma della giustizia che suona come un compromesso. Non ritiene sia un modo per non guardare in faccia la realtà?

Sono due domande diverse perché, diciamo, i temi posti da questa iniziativa referendaria e i temi della riforma Cartabia praticamente non si sfiorano, sono temi diversi.

Sull'iniziativa referendaria devo dire che noi non siamo stati coinvolti, non abbiamo fatto parte del momento ideativo, organizzativo di questa iniziativa. Naturalmente, quando si convoca l'opinione pubblica, si convocano i cittadini, per esprimersi direttamente in particolare sulle tematiche della giustizia penale è sempre una buona cosa. In questo senso, giudico positivamente questa iniziativa anche se si tratta più di un sondaggio che di un voto tecnico. I quesiti evocano dei temi ma il risultato tecnico non sempre corrisponde ai temi stessi. Il caso della separazione delle carriere è il più macroscopico ma non è il solo. Il referendum non produrrà mai la separazione delle carriere, ha a che fare con la separazione delle funzioni che è una giusta preoccupazione quella di rendere ancora più impraticabile di quanto ancora già non sia, il passaggio da giudice a pubblico ministero e viceversa.

Senonché la discussione è sulla separazione delle carriere attorno al referendum. A noi non può che far piacere perché noi siamo stati protagonisti di una raccolta di firme sulla legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere che esige una riforma costituzionale, doppio CSM, doppio concorso, formazioni separate. Quindi siamo contenti di vedere che ci possa essere un contributo di attenzione popolare. Questo per quanto riguarda il referendum.

La riforma Cartabia è stata certamente una mediazione molto sofferta per ragioni evidenti perché introduce, non solo il superamento di una legge simbolica dei governi populisti di questi due anni che è quella della riforma Bonafede sulla prescrizione. Già solo questo ci fa capire quanto fosse difficile l'ambizione e quale prezzo si è dovuto pagare in termini di mediazione. Questo vale anche, aldilà della prescrizione, per tutti gli altri interventi con i quali questo governo ha inteso emendare la legge delega Bonafede. In questa attività emendativa sono state introdotte alcune cose molto interessanti, positive. Penso ad esempio all'indicazione delle priorità dell'esercizio dell'azione penale indicata dal parlamento che è un fatto di enorme portata simbolica innanzitutto, il controllo del giudice sui tempi dell'indagine con un potere di retrodatazione della notizia di reato. Altre, molto più deludenti, la riforma dei riti alternativi che la commissione Lattanzi aveva affrontato in modo molto efficace è stata svuotata. Ognuno, in questa maggioranza del tutto implausibile dal punto di vista politico, tira l'acqua al suo mulino. Ed è proprio sul tema della giustizia che ci sono le distanze più forti. Sulla prescrizione c'è un atteggiamento di chiusura da parte dei Cinque Stelle, sui riti alternativi i Cinque Stelle ma soprattutto la Lega. Per la Lega è inspendibile politicamente l'idea dello sconto di pena, è proprio un concetto che è invendibile per il proprio elettorato.

Pertanto, rispetto anche al lavoro della commissione Lattanzi, è stato molto deludente. Se avessimo dovuto scrivere noi il superamento della Bonafede non avremmo scelto la strada della prescrizione processuale che è una strada più complicata, una inutile complicazione. Noi avremmo scelto la prima ipotesi della commissione Lattanzi che era un ritorno alla riforma Orlando migliorandola.

Purtroppo, non si è potuto perché ritornare alla Orlando per i 5 stelle era un prezzo troppo altro. I Cinque Stelle si lamentano della prescrizione processuale senza rendersi conto, forse, del fatto che l'hanno pretesa loro. 

Dei temi della giustizia penale, purtroppo, non si riesce a parlare in modo serio. Non è possibile fare un discorso tecnico che parta, legittimamente, da punti di vista completamente diversi. Purtroppo, è un dibattito per simboli, per messaggi mandati alla pubblica opinione. Penso all'intervento inaccettabile, nel dibattito parlamentare e nel percorso politico della riforma, da parte della magistratura e di alcuni magistrati. Quando si sostiene che la riforma, così come era stata originariamente formulata favoriva la mafia perché avrebbe decapitato i processi di mafia che non si sarebbero potuti celebrare nei due anni o nei tre previsti dall'originaria formulazione. Mentendo sapendo di mentire, perché i magistrati sanno perfettamente che gli unici processi che si celebrano in questo Paese in tempi ben inferiori ai 3 anni in grado di appello sono i processi di mafia. Questo perché sono governati dai tempi per la custodia cautelare. Siamo quindi al dibattito per simboli, ognuno ha il suo auditorio da coltivare e pertanto è molto difficile fare cose serie in questo contesto. 


Già prima della pandemia si registravano segnali di crisi nella professione forense, nel senso di un indebolimento della motivazione dei professionisti rispetto a un mestiere divenuto per molti troppo oneroso e poco gratificante, come vede lei il futuro suo e dei suoi colleghi? Specie quelli più giovani?

Guardo con preoccupazione a chi inizia adesso ed effettivamente la crisi è seria. Vedo colleghi giovani (nel nostro ambiente dire giovani è relativo, essendo una professione che matura molto più tardi delle altre). Vedo molta difficoltà. Le ragioni sono molteplici. Ritengo, innanzitutto, che vi siano delle responsabilità anche dell'avvocatura. Prima fra tutte il gravissimo ritardo con cui si è arrivati a comprendere che bisogna offrire al mercato un'avvocatura specializzata. L'unione delle camere penali è stata una voce totalmente isolata all'interno dell'avvocatura, da venticinque anni chiediamo questa specializzazione. Ci siamo quasi. Anche in questo caso non è nella forma che avremmo voluto, ora vedremo i regolamenti attuativi, ma ci siamo vicini. Perché queste figure indeterminate che si occupano di tutto e di nulla, che non hanno una formazione adeguata, determinano un'offerta qualitativa molto modesta insieme ad un numero sproporzionato di avvocato o di aspiranti. Sicuramente noi abbiamo una enorme responsabilità. Quando una libera professione è in crisi, con chi altro puoi prendertela se non con chi avrebbe avuto il dovere di creare un'offerta sensata. Penso all'avvocatura istituzionale, l'avvocatura associata. 


Infine abbiamo chiesto all'avvocato Caiazza, qualche impressione in merito al procedimento penale avviato oltre Tevere. Il presidente è stato nominato dal dott. Raffaele Mincione, suo legale di fiducia. Il 27 luglio 2021 si è celebrata la prima udienza innanzi al collegio che si è ritrovato in una location allestita appositamente presso i musei vaticani. 

È la prima volta che difende un imputato innanzi al Tribunale Vaticano? 

Mi sono occupato del procedimento che ha visto imputato, fra gli altri, il sig. Emiliano Fittipaldi ma, non essendo autorizzato a patrocinare innanzi al Tribunale Vaticano, mi occupai della vicenda da "dietro le quinte". In udienza si recava un avvocato autorizzato. 

Quali sono le impressioni su questo procedimento penale? 

Innanzitutto, bisogna chiarire che ci troviamo in uno Stato estero, il quale è anche una monarchia assoluta. Il Pontefice, il quale ha anche il potere legislativo, può cambiare, in qualunque momento le norme. Può dare facoltà al promotore di giustizia, può toglierle al difensore ecc... Sono le regole di un processo in una monarchia assoluta. Se devo valutarlo con i parametri del processo europeo siamo molto lontani. Questo per quanto riguarda la fase delle indagini. Il mio giudizio è molto critico. 

Il dibattimento, diversamente, è iniziato sotto i migliori auspici invece. La scelta del collegio, presieduto dal dott. Pignatone, è quello di quasi consentire un dibattimento simile a quello italiano. Diritto di prova, controprova, formazione della prova nel dibattimento...quindi attendiamo i risvolti di questo procedimento.