La Chiesa combatte la pedofilia? 

23.03.2021

I numerosi scandali hanno portato il Vaticano a dover affrontare la pedofilia nel clero. Il problema ritengono sia nei seminari ma siamo sicuri che cercano il problema? 

Già nel 1977, quando Anita Bryant fece una campagna per abrogare un'ordinanza della Contea di Dade (FL) che proibiva la discriminazione degli omosessuali, chiamò la sua organizzazione "Save Our Children", e avvertì che "un insegnante gay dalla mente particolarmente deviata potrebbe molestare sessualmente i bambini".

Ancora oggi, in particolare i cattolici, i quali si battono contro i diritti degli omosessuali, affermano che i gay sono molestatori di bambini.

Questa intrinseca unione, ancor oggi è una convinzione dalla Chiesa Cattolica e le persone sostengono questa tesi quando parlano del tentativo della stessa di coprire gli abusi sessuali sui minori da parte dei preti. Molti sostengono che il problema della pedofilia nasca dall'elevato numero di omosessuali nel presbiterio. 

Quale risposta dà la Congregazione per il Clero? 

La risposta del Vaticano è quella di andare a caccia degli omosessuali all'interno dei seminari, nelle case di formazione e negli ordini religiosi. La Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione per l'educazione cattolica (rectius Congregazione per il Clero) hanno più volte ribadito che l'accesso all'ordine sacro, per gli omosessuali, è interdetto. Lo ha affermato il Cardinale Zenon Grocholewski quando pubblicò un documento apposito con i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri.

Questo documento fa' una distinzione fra tendenze omosessuali radicate e non. Secondo una concezione tutta particolare, sostenuta ormai solo dal Vaticano e da regimi totalitari, dell'omosessualità.

Le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, sono anch'esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova.

Chiarendo poi che la Chiesa Cattolica non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay.

Ma la domanda che molti si pongono è: "Ma se il prete deve restare celibe, quale è il problema? Che abbia un interesse per gli uomini o per le donne, cosa cambia? Deve sempre astenersi dal praticarne gli atti."


L'omosessualità e la pedofilia 

In un sondaggio effettuato negli Stati Uniti nel 1970 più del 70% degli intervistati era convinto che "gli omosessuali sono pericolosi come insegnanti o guide dei giovani perché cercano un coinvolgimento sessuale con i bambini" o che "gli omosessuali cercano il sesso con i bambini se non possono avere un partner adulto".

Per fortuna, nel 1999, la convinzione che la maggior parte degli uomini gay sono suscettibili di molestare o abusare dei bambini è stata sostenuta solo dal 14% della popolazione. 

Nella Chiesa Cattolica invece questa convinzione è radicata e molti, sopratutto i "tradizionalisti" sostengono questa teoria che, ci tengo a precisarlo, è smentita scientificamente. 

Facciamo chiarezza:

Innanzitutto, è necessario fare chiarezza sulla terminologia. Molto spesso i media parlano di "pedofilia" anche quando non si tratta di pedofilia. 

Chi è il pedofilo?

È quel soggetto che concentra il suo interesse sessuale primario o esclusivo nei confronti di un bambino in età prepuberale (fino e non oltre agli 11-12 anni).

La pedofilia è un disturbo parafilico della preferenza sessuale. La pedofilia va distinta da:

Ebefilia che è l'interesse sessuale primario di un adulto nei confronti di individui appena entrati nella fase della pubertà (12-14 anni).

Efebofilia che è l'interesse sessuale primario di un adulto nei riguardi della medio-tarda adolescenza, generalmente in una fascia d'età compresa tra i 13/15 anni e i 17/18 anni.

Questi disturbi sono inseriti dall' American Psychiatric Association nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), l'omosessualità non fa parte di questi disturbi e non ha alcun collegamento con essi. In modo più chiaro: l'omosessualità non è una malattia e non esistono alcune evidenze scientifiche che sostengano che il pedofilo sia omosessuale o che sia più facile che un omosessuale presenti questo disturbo. Chi sostiene questa tesi è solo ignorante. 

Pertanto quando parliamo di disturbi non parliamo di omosessualità che, invece, è un orientamento sessuale. 

È inoltre importante chiare che non tutti gli abusi sessuali sui bambini sono perpetrati da pedofili (o ebefili) e non tutti i pedofili e gli ebefili commettono effettivamente abusi.

A sostegno di quanto appena detto, alcuni esperti ricercatori convocati dalla National Academy of Sciences ha notato, in un rapporto del 1993: "La distinzione tra molestatori di bambini omosessuali ed eterosessuali si basa sulla premessa che i molestatori maschili di vittime maschili hanno un orientamento omosessuale. La maggior parte dei molestatori di ragazzi, tuttavia, non riferisce un interesse sessuale per uomini adulti" (National Research Council, 1993, p. 143)

Per questo motivo è più esatto riferirsi all'abuso sessuale degli uomini sui ragazzi parlando di molestie maschili. Allo stesso modo, è preferibile riferirsi all'abuso maschile sulle ragazze come molestie maschili-femminili. Queste etichette sono più esatte perché descrivono il sesso degli individui coinvolti, ma non trasmettono implicitamente supposizioni ingiustificate sull'orientamento sessuale del colpevole.

La distinzione tra il sesso della vittima e l'orientamento sessuale dell'autore è importante perché molti molestatori di bambini non hanno realmente un orientamento sessuale maturo. Non hanno mai sviluppato la capacità di relazioni sessuali mature con altri adulti, uomini o donne. Invece, le loro attrazioni sessuali si concentrano sui bambini - ragazzi, ragazze o bambini di entrambi i sessi.


Dove è il problema? Ecco qua. 

Qui si trova il punto cruciale. Non nell'orientamento sessuale dei candidati al presbiterato o delle religiose che poi andranno a svolgere il loro servizio nelle parrocchie o nelle scuole, il problema è nell'incapacità di relazione. 

All'interno delle strutture di formazione entrano giovani che sono incapaci di relazioni sessuali- affettive mature. Molte volte giungono negli istituti religiosi al termine degli studi superiori dove hanno vissuto il loro tempo in famiglie che sono disfunzionali e non insegnano a vivere i sentimenti, ad ascoltare i propri bisogni. Scelgono la vita sacerdotale perchè magari attratti da ideali molto astratti come "aiutare gli altri", "imitare il mio parroco", "fare del bene" ecc... 

Non hanno avuto modo neppure di relazionarsi con l'altro per quanto riguarda una storia, una frequentazione amorosa e arrivano in una struttura che gli vieta tutto ciò. Ricordiamoci infatti che la Chiesa chiede il celibato e ovviamente la castità (questa grande nuvola che copre Santa Romana Chiesa da millenni che è il de sexto) già dal primo anno di formazione. 


L'omosessualità nei seminari 

La Chiesa Cattolica, da sempre, ha dovuto constatare la presenza di numerosi omosessuali al suo interno. A differenza del passato però, oggi è divenuta una ossessione per i formatori, i quali sentono pressante anche la pressione dei vertici che chiedono di cacciare qualsiasi persona sulla quale ci sia anche solo il "sospetto". E proprio sulla cultura del sospetto si concentra la formazione di questi futuri presbiteri e religiosi. Andando così a radicare ancor di più il problema piuttosto che curare la mancanza. In questo modo i candidati diventano sospettosi, gli viene spesso contestato di "passare troppo tempo nella camera" dell'uno o dell'altro confratello, oppure il rettore fa notare che ha "dei comportamenti troppo effemminati" o che il legame con quella persona è "sospetto" ecc... Questo ovviamente va ad acuire il problema, ovvero il seminarista avrà PAURA delle relazioni e non le coltiverà con cura. Di conseguenza, si vanno a formare dei soggetti che usciranno dal seminario completamente incapaci di relazionarsi con le persone della loro età. E i formatori saranno convinti di aver portato all'ordinazione presbiterale solo "gli eterosessuali" o meglio, "gli omosessuali con tendenze non radicate che loro hanno guarito" ma la realtà è un'altra: all'ordinazione arriveranno solo coloro che hanno saputo nascondere, reprimere e mentire di più.
Il risultato? Si andranno a sbattere in parrocchia solo quei soggetti che hanno fatto sentire il maestro dei novizi un "salvatore-guaritore". 

Va' da sé che i fedeli si ritrovano innanzi a persone che non sono capaci di relazionarsi con gli altri, passivi aggressivi che, nella migliore delle ipotesi, creano un clima irrespirabile in parrocchia. Il consiglio parrocchiale si scioglie, vengono meno le presenze alle celebrazioni ecc..Nella peggiore delle ipotesi invece sappiamo bene cosa leggiamo sui giornali. 
Tutto ciò è anche facilitato dall'iter formativo di questi seminaristi e queste novizie. Per 5 o 6 anni questi/e giovani vengono chiusi/e in strutture dove studiano, mangiano, pregano e, ogni tanto, vanno in parrocchia. Ma questo non è sufficiente. Non è pensabile che in questo modo imparino a relazionarsi con gli altri e costruiscano la loro maturità affettiva. 
Senza tralasciare che i formatori non sono più pastori ma divengono devi veri e propri homosexualsbusters

A titolo esemplificativo metto qui un video dove Padre Amedeo Cencini FdCC, delegato della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, afferma in merito all'omosessualità.


PRIMA DI AVVIARE IL VIDEO SEDETEVI E TENETEVI FORTI. 

Le affermazioni di questo prete sono pura follia. Non trovano alcun fondamento nella scienza psicologica e medica ma piuttosto sono smentite. 

Questo è il modo con cui la Chiesa pensa di combattere la pedofilia? 

Probabilmente abbiamo sbagliato il punto di partenza. Bisogna riprogrammare il navigatore. 


Il responsum della Congregazione per la dottrina della Fede 

Necessariamente devo fare alcune considerazioni anche in merito ad una questione recente che è rimbalzata su tutte le testate giornalistiche. Il responsum della CDF sulla benedizione delle persone omosessuali arriva come un fulmine a ciel sereno. In un momento in cui, fra le altre cose, la Chiesa si trova ad affrontare questioni molto importanti in merito ad accuse che vengono mosse ad alcuni alti esponenti. Perchè quindi, si sono chiesti in molti, aprire una questione come questa? Da diversi anni, i vescovi ne sono consapevoli, ci sono diversi sacerdoti che impartiscono benedizioni a coppie omosessuali che desiderano manifestare il loro amore davanti a Dio e davanti alla Chiesa. Come sempre, ci sono presbiteri che sono aperti a questa pratica (e tali rimarranno nonostante ciò che dice la Curia) e ce ne sono altri che, rispettando le norme, negano tali pratiche. Ma è così su tutto, non solo su questo. 

Le rubriche del messale romano prevedono la celebrazione dell'eucarestia in determinate forme e determinati modi? I preti in parrocchia fanno quello che gli pare. 

Il prete in parrocchia deve portare l'abito talare, quanti ne vedete portarlo? Il prete quando viaggia deve, o meglio può, indossare il clergyman. Quanti lo portano? Anche nel video che avete visto poc'anzi, Cencini non aveva l'abito. Eppure il Can. 284 parla chiaro. Quindi la vera domanda è: perchè emettere un responsum, in questo momento storico, se tanto sono consapevoli che i parroci continueranno a fare quello che hanno sempre fatto? 

Altra questione: la Congregazione ci tiene a ribadire, più volte (excusatio non petita) che questa non è una discriminazione verso gli omosessuali proprio perchè 

"non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio"

Pertanto, i parroci oggi chi dovrebbero benedire? Solo i cani e i gatti il 13 giugno? Salvo scoprire che quelli potrebbero essere omosessuali? Oggi, nel 2021, quante sono le "relazioni stabili" che sono "nel matrimonio"? La maggior parte dei fedeli non è sposata. 

La posizione del Papa 

Nuovamente abbiamo assistito a giornalisti più papisti del Papa che hanno urlato allo scandalo: "Francesco non sa nulla è colpa del Card. Ladaria!". 
Peccato però che, anche questa volta, il responsum è stato approvato dal Papa in persona. 
Molte volte mi stupisco di come si continuino a pagare gli abbonamenti a giornali del genere che continuano a dare una immagine distorta del Papa. Anche in Amoris Letitia, esortazione apostolica super acclamata dalla stampa come rivoluzionaria, il Papa dice chiaramente: 

"Dobbiamo riconoscere la grande varietà di situazioni familiari che possono offrire una certa regola di vita, ma le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, per esempio, non si possono equiparare semplicisticamente al matrimonio. Nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita ci assicura il futuro della società."

E il Papa, non dimentichiamolo, ha affermato anche questo: 

L'immagine che, invece, si ama propinare è quella di un uomo all'oscuro di tutto, ogni volta che accade qualcosa che è difficile giustificare. Una sorta di curia alla Dan Brown che lo tiene segregato e gli sottrae le notizie da sotto al naso. Quando in realtà sappiamo con certezza che Bergoglio naviga anche su internet da solo, pur di informarsi. 

Così difficile ammettere l'amara verità? 

Nel 2013 la Chiesa era martoriata dagli scandali, segnata da 8 anni di pontificato di un papa che era una roccia inattaccabile e un faro della teologia, ma che non era amato dai giornali, i quali non facevano altro che attaccarlo per qualsiasi cosa. Un uomo di una cultura incredibile, intellettuale, riservato e poco incline ai gesti eclatanti a cui siamo abituati oggi. La Chiesa aveva bisogno di riacquistare consenso. La preoccupazione di molti cardinali era quella di "piacere". Per questo motivo è stato eletto un papa con questo stile. 

Nessuno deve scandalizzarsi se ammettiamo che quella del Papa è una vera e propria strategia, un monito interno: quello di piacere! E su questi presupposti si comprende benissimo quale è la volontà: affermare una cosa per poi smentirla subito dopo. 

Però io, Papa, affermo davanti alle tv che sono aperto, possibilista, misericordioso. Il lavoro sporco lo faccio fare alla curia.

Se noi analizziamo ogni singola questione cruciale per la Chiesa, dal 2013 ad oggi, è sempre andata nello stesso modo. Immaginiamoci proprio la scena del Papa che entra nella stanza, apre la finestra poi esce e chiede ai cardinali di andare a chiuderla. Divorziati e risposati, commissariamenti, coppie omosessuali, riforme. Ogni volta lo stesso modo di fare. Il Papa parla di misericordia, di perdono, di accoglienza ma poi arrivano le congregazioni e i prefetti a chiarire che in realtà le cose non stanno così. Quindi? Quindi ci troviamo sempre con un pugno di mosche in mano. Tante belle parole che poi sono smentite dai fatti e la dottrina non cambia mai. Ma questo, per chi conosce Bergoglio non è una novità. Francesco è un gesuita e la posizione dei gesuiti sull'omosessualità è sempre stata chiara. Lui si è formato alla loro scuola. 

Lascio qui un lavoro che ho svolto qualche mese fa in ambito accademico, tutti i testi riportati sono proprio di gesuiti. Posizioni inquietanti.