Il Garante condanna il familismo amorale

11.06.2021

Il Garante per la protezione dei dati personali ha condannato Poste Italiane alla sanzione di 10.000 € per aver reso noti i dati di un giovane a Barbarasco (MS). 

È il Garante per la protezione dei dati personali a fare chiarezza su una vicenda che ha dell'incredibile.

La vicenda 

Nell'anno 2014 una donna si recava nell'ufficio postale di Via Roma a Barbarasco (MS) e chiedeva alla dipendente di Poste Italiane Spa quanti soldi avesse il figlio sulla sua Postepay personale. Nulla di strano, potremmo pensare, peccato che il figlio della signora era maggiorenne (20 anni) e si era allontanato dalla casa familiare proprio perché la madre lo aveva più volte aggredito fisicamente e insultato a motivo del suo orientamento sessuale.

Non solo quindi la donna lo aveva vessato per anni a motivo della sua omosessualità ma ora, con la scusa di una ricarica, tentava di conoscere le risorse in possesso del figlio, le quali, peraltro, non provenivano da lei o dal marito.


Una precisazione doverosa

È necessario ricordare come l'obbligo del mantenimento, in realtà incombe sui genitori proprio come previsto dall'art. 30 della Costituzione. Più volte, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sul punto rammentando ai genitori che è loro dovere mantenere la prole anche durante gli studi universitari.

Non solo, anche il legislatore ha ritenuto indispensabile inserire nel codice tali principi. In particolare l'articolo 315 bis c.c. rubricato: "Diritti e Doveri del figlio" afferma che il figlio ha il diritto di essere mantenuto, educato, istruito, ed assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

L'articolo 316 bis c.c. rubricato "concorso nel mantenimento" afferma che i genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.

L'art. 337 septies c.c., rubricato "disposizioni a favore di figli maggiorenni", prevede che il giudice possa disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all'avente diritto. È doveroso ricordare, inoltre che tale obbligo persiste, valutate le necessità caso per caso, anche oltre il compimento del loro diciottesimo anno di età. L'onere grava sui genitori fino a quando i figli non raggiungono l'indipendenza economica e purché il mancato raggiungimento dell'autosufficienza non derivi da negligenza o dipenda dal comportamento colposo del figlio stesso.


Il procedimento 

La donna, grazie alla dipendente di Poste Italiane Spa è riuscita a conoscere il saldo della Postepay del figlio. Una gravissima violazione del Regolamento UE 2016/679 e un reato ai sensi dell'art. 167 del codice della privacy, il quale però è caduto in prescrizione. 

Il giovane, nell'anno 2019, è venuto a conoscenza di questa grave violazione della privacy e ha presentato reclamo al Garante per la protezione dei dati personali ai sensi dell'art. 77 del Regolamento UE.

Il 27 maggio 2021 il Garante si è espresso accogliendo in toto le doglianze del giovane e condannando Poste Italiane Spa alla sanzione pecuniaria di € 10.000. 

La difesa di Poste Italiane Spa


Nel difendersi innanzi al Garante, Poste Italiane afferma: « L'operatore si è discostato dalle istruzioni privacy che aveva ricevuto (...) e ha commesso, dal punto di vista oggettivo, un errore materiale. Dagli accertamenti effettuati è peraltro emerso che l'operatore in questione "ha agito in completa buona fede (...) in quanto già in passato la Sig.ra era stata delegata dal proprio figlio ad agire per suo conto in quel medesimo ufficio postale e mai il Sig. XY aveva contestato alcunché in tali occasioni (né in merito alle ricariche effettuate né rispetto ad altri profili legati alla gestione da parte di Poste Italiane della sua carta prepagata"); tale circostanza, se non altro, lo avrebbe "indotto a fare legittimo affidamento sull'esistenza di una idonea procura" da parte del reclamante a far compiere alla madre "le specifiche richieste di ricarica della carta e di visualizzazione del saldo per suo conto"».

Peccato che nessuno possa contestare l'operato di un altro soggetto se non ne viene a conoscenza. Non esiste, in diritto, alcuna possibilità per un soggetto terzo (qualsiasi grado di parentela sussista) di accedere ai dati sensibili senza una delega SCRITTA. Delega che Poste Italiane Spa non ha mai mostrato perchè inesistente. La semplice operazione di ricarica, come ha affermato l'azienda, non prevede alcuna necessità di delega speciale o informativa. Il soggetto che effettua la ricarica deve soltanto riferire all'addetto di Poste Italiane Spa il numero della carta che vuole ricaricare, l'importo e il nominativo dell'intestatario. L'azienda non è tenuta a fornire informazione alcuna né sul conto collegato alla prepagata e né sul rapporto che lega l'intestatario a Poste Italiane. Nelle occasioni, poche peraltro, in cui la donna ha ricaricato la postepay del figlio, nessuno avrebbe mai immaginato che le venissero fornite anche questo tipo di informazioni. Le affermazioni di Poste Italiane Spa nella difesa innanzi al Garante sono aberranti, arrivano al punto di far presagire che tale comportamento non fosse "isolato", diversamente da quanto affermano poi nel seguito.

Il familismo amorale

Ma ciò che più colpisce è la giustificazione che l'azienda tenta di portare innanzi al Garante, scrive Poste Italiane: "quanto sopra esposto deve essere peraltro contestualizzato, posto che trattasi di un fatto risalente al 2014 verificatosi in una frazione di un piccolo paese in provincia di Massa Carrara (...) ove la conoscenza personale tra i cittadini del paese ben potrebbe avere indotto l'operatore a non richiedere particolari giustificativi dei poteri di rappresentanza della Sig.ra (...), rivelatasi poi falsus procurator, soprattutto se già in passato dalla stessa legittimamente esercitati".

L'azienda a cui lo Stato Italiano affida quasi tutte le operazioni finanziarie e postali, giustifica un familismo amorale che fa rabbrividire. È uno degli aspetti di cui non si fa quasi mai menzione, quando si parla di corruzione, intesa nel senso più ampio cioè come degenerazione del sistema sociale in forme di clientelismo e malaffare. A parlarne è il politologo americano Edward C. Banfield che chiama Amoral Familsm questo modus agendi, e lo descrive sapientemente nella sua celebre opera The Moral Basis of a Backward Society del 1958, tradotta in Italia nel 1976 col titolo Le basi morali di una società arretrata dove analizza le relazioni sociali e l'etica che guidano i cittadini di Chiaromonte, un paesino della Basilicata, durante i primi anni 50', con lo scopo di capire quali siano le basi morali che portano al sottosviluppo.

Cosa si intende con familismo amorale?

Con questo termine si intende una morale, un insieme di comportamenti e modi di relazionarsi che distinguono e separano il proprio nucleo familiare dal resto della società.

Si tratta di una morale che contrappone un "noi" dove vigono legami di sangue strettissimi e forti, guidati da un sistema di diritti e doveri davvero vincolanti e visceralmente sentiti che portano ad agire col massimo impegno affinché i membri della famiglia possano ottenere prosperità, potere, posizioni, influenza e benefici, spesso a scapito di un "resto del mondo" contrapposto al "noi", verso cui non si prova nessun senso del dovere, ma anche nessun senso del diritto.

Di conseguenza, nei confronti dello Stato e della comunità manca ogni senso di vera appartenenza, manca una morale guida, un'etica dell'impegno e della legalità realmente interiorizzata e quindi diventa lecita ogni infrazione, piccola o grande che sia, se giustificata da un interesse familiare che è sempre sentito come più importante.

La morale esiste ma è relegata al proprio nucleo di appartenenza, tutto quello che si trova fuori da questo nucleo è fuori dalle categorie del bene e del male ed è qualcosa di alieno, spesso avvertito come ostile. Il familismo amorale è una forma patologica di interesse verso i propri familiari, una degenerazione dell'affetto che porta all'immoralità e all'amoralità.

Il "familista amorale" se può infrangere una regola morale, una legge dello Stato per ottenere un vantaggio per i propri cari, senza subire un danno, o avendo un rischio bassissimo di incorrere in una punizione, la infrange senza pensarci due volte, non sentendosi mai "cattivo".

Questo accade non perché sia senza morale, ma perché per lui la collettività, lo Stato con le sue istituzioni sono fuori dalla morale, da quell'insieme di diritti e doveri emotivamente sentiti, avvertiti come prescrittivi solo verso i propri affetti, e pertanto fuori da quest'ambito di riferimento agisce in maniera immorale e spesso illegale poiché le leggi e le regole, sono per lui forme astratte, si trovano in uno spazio nebuloso e vago, una zona a-morale. Il disinteresse verso ciò che va oltre il proprio orizzonte affettivo diventa un ostacolo enorme allo sviluppo economico e sociale, all'associazionismo, alla condivisione di pratiche che diano un vero beneficio a tutti i cittadini.

È semplice comprendere come questo modo di agire è alla base di distorsioni del vivere civile che vanno dalle piccole cose come aiutare un parente ad aggirare una lista d'attesa, alle più grandi, come l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Banfield descriveva la Basilicata degli anni 50', ma pensandoci bene anche oggi, e anche nel settentrione, in Lunigiana ad esempio, il familismo amorale è diffusissimo, questa moralità a corto raggio è il terreno fertile per ogni corruzione e degenerazione, per ogni forma di clientelismo e malaffare. Questo è ciò che sta distruggendo l'Italia, è il flettersi dello sguardo che tiene conto solo dell'interesse vicino nel tempo e nello spazio, è il restringimento della morale all'ambito dei miei vicini, dei mie cari. Significa soffocare un respiro più ampio che sa vedere nelle regole e nelle leggi che democraticamente decidiamo di darci, uno spazio positivo per il bene comune, per la valorizzazione del merito e della competenza, capace di agevolare lo sviluppo di tutti. È il ritrarsi egoistico che dovremmo cercare di evitare, sviluppando un'intelligenza sistemica capace davvero di ridare spazio a un senso di appartenenza a una collettività davvero grande e inclusivo.

Questa volta il familismo amorale ha perso. Ha vinto lo Stato e ha perso un paese che di questo modus agendi ne ha giovato e ne giova da anni. Un potere, una impunità e una arretratezza che giunge ad emarginare tutte quelle vittime che hanno alzato il capo e hanno mostrato loro quanto ancora bisogna fare per giungere a definirsi "civilizzati".