Palazzo Londra: un processo ridicolo

17.11.2021

Il processo è fermo ancora alle questioni preliminari. Il presidente prevede un lungo tira e molla. Il promotore di giustizia si arrampica sugli specchi. Prossima udienza 01 dicembre. 

Ha avuto luogo all'interno della sala polifunzionale dei Musei Vaticani nello Stato della Città del Vaticano la quarta udienza del processo per il palazzo londinese in Sloane Avenue 60.

L'udienza è iniziata con un presidente del Tribunale, dott. Giuseppe Pignatone, alquanto scocciato. "Ci vuole tempo per cominciare, se mai riusciremo a cominciare" ha detto. Difatti anche il giudice è consapevole che le questioni sollevate da questo blog e dalle difese trovano fondamento e non possono essere trascurate al fine di celebrare un processo che non si trasformi in una farsa di kafkiana memoria.

Un'udienza durata due ore e quaranta minuti, con annessa un'ora di pausa. La discussione si è incentrata, come avevamo anticipato, sulla questione dei tagli e omissis da parte dei Promotori di Giustizia sul materiale depositato lo scorso 3 novembre. L'articolo qui.


Nominata una nuova giudice

Il presidente Pignatone all'inizio dell'udienza ha informato i presenti che, dato il numero di imputazioni, imputati e testimoni coinvolti in questo processo che, ha chiosato Pignatone, "non avrà tempi brevi", si è decisa la nomina di un giudice supplente. La scelta è caduta sulla dottoressa Lucia Bozzi. 

La dottoressa è stata nominata da Francesco quale magistrato applicato del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano nel maggio 2021. Purtroppo, come abbiamo già sottolineato in questo articolo, anche Bozzi non ha alcuna conoscenza del diritto canonico e tanto meno presenta nel proprio curriculum competenza nel diritto vaticano. Soprende inoltre che la stessa sia a digiuno di diritto penale e processuale, in quanto docente di diritto privato presso l'università di Foggia. Abbiamo capito però che oltre Tevere c'è reticenza, dal 2013, ad affidare incarichi in merito alla competenza. 

 

Un fascicolo mutilato

Il materiale che l'Ufficio del Promotore di Giustizia ha depositato lo scorso 3 novembre, dopo ben due ordinanze del Tribunale, una del 29 luglio e una del 6 ottobre, è "mutilato" a discrezione dei promotori di giustizia. Manca infatti, per volontà del Pontefice che ha autorizzato questo modus agendi con alcuni rescritti, il controllo del giudice istruttore su tutto l'operato della magistratura requirente.


Si tratta di oltre 115 ore di conversazioni registrate, contenute in 53 dvd: un dvd con le intercettazioni telefoniche, gli altri 52 con i file audio e video dei cinque interrogatori a monsignor Alberto Perlasca, all'epoca dei fatti capo ufficio amministrativo della prima sezione della Segreteria di Stato, considerato ora il "pentito". Inoltre vi sono le ambientali. 


La difesa

I legali degli imputati hanno rilevato che ampi stralci delle dichiarazioni, tra cui quelle di Perlasca (si parla, ad esempio, di tagli di oltre 60 minuti), in ragione di "esigenze investigative" sono state sottoposte a omissis dal promotore di Giustizia. Si è chiesto l'annullamento degli atti di citazione e di tutto il procedimento perchè completamente viziato dato che i promotori non hanno depositato gli atti prima di citare gli imputati.

La difesa ha, infine, lamentato le "evidenti inadeguatezze del tempo a disposizione per esaminare una enorme mole di materiale".


Saltano i castelli dell'accusa

A seguito della parziale restituzione parziale degli atti all'Ufficio del promotore di Giustizia stabilita dal presidente del Tribunale, per via dell'incompetenza dei promotori di giustizia che hanno compiuto troppi errori nell'attività istruttoria, il procedimento oggi vede solo sei imputati:

il cardinale Giovanni Angelo Becciu,

Tommaso Di Ruzza, ex direttore dell'Aif;

René Brüllhart, presidente dell'Aif;

Enrico Crasso;

Gianluigi Torzi;

Cecilia Marogna.

Diversamente, a luglio 2021 queste erano le considerazioni dell'accusa.


"Monsignore, questo non c'entra niente! Noi prima di fare quello che stiamo facendo siamo andati dal Santo Padre e gli abbiamo chiesto ciò che è accaduto". 

Sono le parole pronunciate dal promotore di giustizia durante l'interrogatorio di Mons. Alberto Perlasca, il grande uomo illuminato dal Signore che casualmente collabora con la giustizia e la sua posizione viene magicamente stralciata.

Alla luce delle parole sentite in registrazione è ovvio desumere che i promotori di giustizia siano stati dal Sommo Pontefice. Tale circostanza è confermata anche da un'altra questione che probabilmente bisognerebbe far studiare ai promotori di giustizia, ovvero la natura dei rescritti. È sostanzialmente inutile che Diddì e i suoi colleghi neghino queste circostanze. Tralasciando il fatto che non ci vuole molto a sapere che qualcuno entra ed esce da Santa Marta ma è evidente che il pontefice, nel 2019-2020, emise i rescritti su richiesta degli stessi promotori. 


Cosa sono i rescritti?

I rescritti sono dei provvedimenti pontifici che "rispondono" ad esigenze che vengono sollevate. La storia ci insegna che le richieste di riscritti, e le successive risposte, attingevano argomenti molto vari ma sempre originati da casi concreti e determinati, verificatisi in fattispecie diverse: conferimento di uffici e benefici ecclesiastici, istituzione di giudici eccezionali, remissioni di pene, opinioni sulla decisione di controversie, provvedimenti di soccorso a bisognosi, concessioni di dispense da irregolarità o impedimenti matrimoniali, ecc ecc.

In passato, il riscritto era stato impiegato nel diritto romano, come mezzo ordinario tramite il quale il Princeps risolveva le questioni attinenti al governo ordinario quando la sua autorità veniva sollecitata su istanza di un soggetto interessato. Come accade per altre costruzioni giuridiche romane il sistema del governo tramite il riscritto fu accolto in modo pressoché spontaneo dalla prassi dall'ordinamento vaticano e canonico. 


Uno stato di polizia

Giustamente le difese contestano l'assenza, nel faldone depositato dai promotori di giustizia, di un verbale di quanto detto dal Sommo Pontefice in quelle occasioni a cui fa riferimento lo stesso magistrato durante l'interrogatorio con Perlasca. È evidente che qualcuno ha dimenticato di mettere bene qualche omissis.

Osservando il video,inoltre, si nota anche un'espressione sconcertata dello stesso Perlasca, il quale sbianca letteralmente all'udire le parole del magistrato. Diciamo che il metodo utilizzato certamente è quello che avrete visto nei film americani in cui c'è il poliziotto cattivo che tenta di intimorire l'interrogato.

Lo stesso Perlasca, difatti, si presento spontaneamente il 31 agosto 2020 ai magistrati senza difensore. Le domande qui sono diverse e nuovamente fanno sorgere dubbi sulla buona fede di questi promotori di giustizia. Perlasca perché fu sentito senza difensore quando in realtà la sua posizione prevedeva l'obbligo del legale? Se non si vuol dubitare della buona fede allora bisogna ipotizzare una completa mancanza di conoscenza del diritto.


Il promotore di giustizia si arrampica sugli specchi

Dopo una bella oretta di ripensamenti, il promotore Alessandro Diddi ha replicato alle difese sostenendo che le eccezioni sono "pretestuose". "Sia ben chiaro questo ufficio non ha mai sentito il Santo Padre, e mai ha contestato le dichiarazioni del Santo Padre a monsignor Perlasca" si è difeso il magistrato. Purtroppo però le registrazioni dicono il contrario.

"C'è stato un momento in cui Perlasca raccontava cose che lo portavano a sbattere contro un muro, l'Ufficio del Promotore si è limitato allora a dire: 'Guardi che sta andando contro un muro, perché avevamo consapevolezza di quello che il Santo Padre - lo dico con emozione - ha testimoniato in tempi non sospetti in merito a questa vicenda".

Sostanzialmente Diddì si riferisce, dice lui, a quando il Pontefice rispose ai giornalisti nella conferenza stampa in aereo dalla Thailandia al Giappone nel novembre 2019, in cui disse "come è avvenuto l'inizio del procedimento e perché questo ufficio ha avuto una interlocuzione con il Santo Padre". 

Talmente tanta emozione, dedizione e amore al Pontefice che si sono dimenticati delle regole del giusto processo. 

Inevitabile chiedersi come mai Diddì dà tanta importanza e ritiene attendibile un imputato, ora testimone chiave, che "sbatteva contro un muro".

Promotori di giustizia confusi

Nonostante le palesi contraddizioni, i promotori di Giustizia, continuano imperterriti (e protetti da Francesco) ad affermare che i tagli sul materiale depositato sono relativi a nuovi filoni di inchiesta ancora in corso che quindi richiedono il segreto investigativo.

Nella follia più assoluta, quindi, si è continuato a sostenere che questa scelta è "insindacabile", perché sono sopraggiunti in corso d'opera altri elementi paralleli all'inchiesta della compravendita del Palazzo londinese. In sostanza in Vaticano stanno facendo indagini a tutto spiano al fine di trovare un colpevole e poter recuperare i soldi persi, quando in realtà è stato ampiamente dimostrato come nella trattativa entrò il Pontefice stesso, il quale di errori ne ha commessi un bel po' ma difficilmente batte la mano contro il petto. 

Inutile ricordare in questa sede che fu Francesco a volere in Vaticano Francesca Immacolata Chaouqui, quando qualcuno gli faceva notare che non era il caso lui si impuntò. I risultati li conosciamo tutti.

Diddì ha continuato, in riferimento alle oltre 115 ore di videoregistrazioni depositate, esse "sono fedeli trasposizioni di quanto verbalizzato". In ogni caso, "non credo che il tema del processo sia come noi abbiamo fatto le video registrazioni. Qualcuno sia più chiaro su quello che vuole da questo processo: se c'è chi pensa che l'Ufficio del Promotore ha prodotto dei falsi, denunciateci per falso ideologico. Queste insinuazioni sono una caduta di stile".

Forse il buon avvocato Diddì ha dimenticato che il "come sono state svolte le indagini" è proprio alla base del problema, ci meravigliano queste uscite fatte da un professore di procedura penale italiano. Eppure anche in Italia l'attività investigativa deve sottostare a delle regole, altrimenti non è utilizzabile, chissà, forse Diddì ha letto altri manuali. Riguardo alla sua provocazione è bene rammentare che, in uno stato di diritto, l'ufficio del promotore di giustizia sarebbe già sotto processo per non aver eseguito l'ordine impartito dal tribunale il 29 luglio 2021. 

Quindi evitiamo teatrini ridicoli e mettiamoci a studiare che faremmo più bella figura. 

Processo rinviato

Il presidente, il quale dovrà pronunciarsi sulla questione, ha rinviato tutto al 1° dicembre alle ore 9.30.